Archivi d’arte contemporanea: un patrimonio nel cuore di Roma.

Intervista a Claudia Palma, direttrice dei Fondi storici e dell’Archivio bioiconografico della Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma (LAGN).
(A cura di Miriam Carinci e Sara Taffoni)

Gli archivi d'arte contemporanea de La Galleria Nazionale di Roma (LAGN)

Scrivere di archivi d’arte contemporanea permette di aprire una finestra su un mondo affascinante ma poco noto ai più. Si tratta di luoghi che nell’immaginario comune appaiono pieni di scartoffie impolverate, di difficile consultazione e noiose da fruire. Non che di polvere non ce ne sia ma addentrarsi tra i documenti di un archivio significa ben altro. Avere accesso ad un fondo archivistico permette di entrare in contatto diretto con le fonti, aiuta nella storicizzazione e valorizzazione. L’archivio rappresenta, dunque, uno strumento ineguagliabile e come ricordato dalla pubblicazione, nata a seguito della giornata di studi dedicata agli archivi d’arte contemporanea e curata da Rachele Ferrario all’Accademia di Belle Arti di Brera, il 9 maggio 2013, fare archivi significa fare mondi. In un archivio, sia esso ad esempio d’artista o di galleria, non si consultano semplicemente documenti ma si entra in punta di piedi nella vita professionale, e molto spesso anche privata, di qualcuno. Si ha come l’impressione di essere osservatori silenziosi, impegnati a decifrare ciò che si palesa di fronte allo sguardo, con metodologie specifiche e articolate.
Abbiamo avuto il privilegio di incontrare e rivolgere alcune domande alla Direttrice dei Fondi storici e dell’Archivio bioiconografico della Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma (LAGN), Claudia Palma. L’obiettivo è di discutere con un’esperta del settore su alcuni aspetti e problematiche, cercando sempre di offrire stimolanti spunti di riflessione sia per i fruitori che per gli archivisti.

1. Da Direttrice dell’Archivio bioiconografico e dei Fondi storici della LAGN immagino sia d’accordo con l’espressione usata da Rachele Ferrario nel 2013 ”Fare Archivi fare mondi”…. Considerando quanto oggi lo studio della storia dell’arte passi attraverso lo studio degli archivi d’artista …
È vero, oggi è quanto mai attuale e importante per un artista conservare la documentazione del suo lavoro e quindi trasmettere attraverso gli archivi la sua storia, la sua memoria, il suo mondo. Gli artisti d’oggi, a differenza di quelli del passato, hanno la assoluta e totale consapevolezza di quanto ciò sia importante e si occupano, in prima persona, di raccogliere, conservare, catalogare le loro fonti. Gli archivi degli artisti del passato difficilmente presentano un’organizzazione chiara e quando si trova è spesso dovuta all’intervento a posteriori di eredi scrupolosi.

2. Da quanto tempo svolge il lavoro d’archivista? Quali difficoltà ha incontrato e quali soddisfazioni ha avuto?
Ho cominciato a lavorare nel Ministero dei Beni Culturali come bibliotecaria più di 38 anni fa ed è dal 1999 che mi occupo di archivi. Dapprima con un approccio sospettoso e direi quasi preoccupato (per un bibliotecario della Galleria nazionale d’arte moderna infatti l’archivio rappresenta un mondo antico mentre lui si occupa molto più di cose moderne e attuali), poi l’entusiasmo è cresciuto man mano che mi rendevo conto dei contenuti di questi archivi: potersi immergere nelle storie che essi raccontano è bellissimo. È come fare un tuffo ad immersione totale in una favola, si scoprono sensibilità, interessi, attenzioni che difficilmente emergono dalla lettura di un libro.
Il momento più difficile è stato l’approccio alle nuove tecnologie, il passaggio dal cartaceo al digitale ci ha portato a compiere diversi errori, ci ha fatto trovare soli, impreparati, ci ha messo di fronte a scelte che non sempre sono state le migliori. Le soddisfazioni sono tante, posso dire quella che mi viene in mente per ultima: oltre a ciò che ho elencato prima, oltre al piacere della scoperta di testi non pubblicati, oltre alla passione per la narrazione che dalle carte si evince, l’ultima in ordine di tempo che io riscontro è quella della comunicazione, non solo agli studenti, ma a tutti coloro che mi chiedono di capire e conoscere di più il mondo degli archivi. È un piacere enorme rendermi conto che saper raccontare i contenuti degli archivi, saper spiegare i tesori che vi sono nascosti, provoca, anche in chi di archivi non sa niente e quindi ne ha una visione diffidente, un grandissimo sincero entusiasmo.

3. Possedete moltissimi fondi interessanti ed anche inediti, sia perché recentemente acquisiti sia per il materiale inedito o da rileggere e valorizzare…. Avete ad esempio acquisito il fondo di Carla Lonzi ma anche quello dell’Attico, in concomitanza al quale avete organizzato Scorribanda, cosa può dirci in merito?
L’anno 2018 si è presentato sotto i migliori auspici per gli archivi. Dopo anni di crisi anche per il nostro settore, la recente direzione di questa galleria ha dato un impulso preciso di implementazione, sviluppo e valorizzazione degli archivi degli artisti, di critici e di gallerie. In questo senso infatti si leggono alcune delle recenti acquisizioni dei fondi relativi alla grande critica: Carla Lonzi, un archivio complesso, articolato, tutto da sistemare, riscoprire e proporre agli utenti; il maestoso archivio di Fabio Sargentini relativo alla attività della galleria L’attico, un archivio enorme e già ben sistemato, ma che proprio per la sua grande mole di documentazione richiede un tempo non breve per la presentazione al pubblico. Ma altri importanti fondi sono arrivati in questi mesi: abbiamo acquisito il fondo archivistico relativo all’attività dell’associazione Art Club, abbiamo acquisito un fondo del fotografo Enzo Eric Toccaceli riguardante la Beat Generation, in particolare gli scrittori Gregory Corso, Lawrence Ferlinghetti e Allen Ginsberg. Le pratiche riguardanti altri quattro archivi sono in via di definizione. Ma non è soltanto l’aspetto legato all’acquisizione dei fondi che ha avuto un particolare impulso: sempre in questo stesso anno abbiamo finalmente presentato l’OPAC (online pubblic access catalogue)dei nostri archivi, consultabili quindi online da ogni parte del mondo, ed infine sono state proposte una serie di mostre che traggono la loro origine proprio dai nostri fondi storici, come ad esempio quella riguardante la figura di Maria Monaci Gallenga (16/04/2018 – al 03/06/2018), frutto dello studio e della presentazione della documentazione conservata presso gli Archivi delle Arti applicate del XXI secolo, archivio facente appunto parte dei Fondi storici della nostra galleria.

4. Chi si occupa dell’acquisizione dei fondi, come funzionano le trattative?
Naturalmente è il nostro dirigente che si occupa di intrattenere i rapporti con galleristi, artisti, critici e quindi è lei stessa per prima a proporre la nostra istituzione come soggetto adatto per la migliore conservazione, ma soprattutto valorizzazione di questi fondi documentari. Per quel che riguarda invece la parte più strettamente amministrativa sono io stessa che mi occupo del perfezionamento delle pratiche necessarie.

5. In modo estremamente intelligente e all’avanguardia, considerando quanto non se ne parli mai a sufficienza, come galleria vi state muovendo moltissimo non solo per sostenere lo studio degli archivi, attraverso interessanti acquisizioni, ma anche per sostenere l’importanza della curatela dell’archivio d’artista, operazione non di certo scontata ma complessa e articolata, e a cui vi dedicate con estrema professionalità. Ci viene in mente ad esempio il corso dell’Associazione Italiana Archivi d’Artista che avete ospitato nel 2017…cosa può dirci?
Come già dicevo, per la valorizzazione degli archivi non è sufficiente la loro acquisizione ma è necessaria la giusta conservazione, la divulgazione verso il pubblico, sia in forma di schedatura che in forma di convegno o mostra, e non ultimo attraverso corsi di formazione per la figura dell’archivista che la galleria in prima persona ha proposto insieme all’Associazione Italiana Archivi d’Artista. È di dicembre la nostra adesione alla associazione milanese che si batte da tempo per la più estesa condivisione di intenti tra soggetti che hanno gli stessi fini, principi ed obiettivi, nei quali la galleria si è immediatamente riconosciuta e per questo si è proposta come sede romana dell’associazione stessa. Prima fra tutti è la formazione di figure professionali interdisciplinari che sappiano affrontare il complesso lavoro di archiviazione da un punto di vista non solo archivistico, ma anche storico-artistico e giuridico; è la prima volta che si propone una formazione di questo genere e ritengo che sia quanto mai importante perseverare in questo tipo di proposta.

6. Nell’organizzazione di moltissime mostre in galleria, ma non solo, svolgete un lavoro certosino. In qualche modo potremmo dire un lavoro solo apparentemente dietro le quinte, considerando quanto sia fondamentale per l’intera riuscita di una mostra… cosa ne pensa?
Il nostro lavoro di bibliotecari e archivisti è sempre stato funzionale alla preparazione di una mostra. Noi siamo il dietro le quinte necessario, non sempre così appariscente, ma l’attenzione che negli ultimi anni si è focalizzata su di noi e il bisogno dell’artista di spiegare le origini del proprio lavoro ha portato ad una esternalizzazione della nostra funzione. Speriamo ovviamente che l’attenzione non scenda affinché sempre di più si comprenda come la storia e quindi la memoria si possano tramandare soltanto attraverso la giusta lettura delle Fonti.

7. Voi possedete un patrimonio eccezionale e credo sia fondamentale il fatto che possa essere accessibile a tutti, questo non sempre avviene negli archivi privati. Cosa ne pensa?
Da sempre gli archivi sono stati protetti da chi se ne occupa in modo a volte morboso. La tutela e la conservazione di questi tesori preziosi si è spesso confusa con la necessità di non permettere l’accesso ai testi per la paura di vederli rovinati. Si è poi voluto in certi casi conservare una memoria quasi iconica del soggetto produttore dell’archivio, a volte addirittura intervenendo con operazioni di scarto sugli archivi laddove gli eredi non riconoscevano in un documento piuttosto che in un altro il pensiero finale dell’artista stesso. L’archivista pubblico ha il compito di conservare il materiale generato dall’attività lavorativa di un artista, di una galleria, di un ente e di sistemarlo in modo tale da favorire l’accesso a questa documentazione, affinché racconti la storia che se ne trae e favorisca in ogni modo la sua diffusione. Io credo che quando un archivio è nascosto all’attenzione del pubblico ciò succede perché chi se ne occupa non è in grado di conservarlo nel modo più appropriato, per incompetenza professionale, per impossibilità economiche, per mancanza, in definitiva, di strumenti adeguati.

8. Ormai stiamo vivendo un’epoca liquida, tutto è digitale, quale pensa possa essere il futuro degli archivi?
Per molto tempo il problema della dematerializzazione delle Fonti è stato per me un grande cruccio. Molti convegni e molte discussioni si sono avute intorno al problema del depauperamento delle fonti e alla conseguente impossibilità, quindi, di poter scrivere la storia di questi anni. Oggi mi sento più positiva, credo che le nostre fonti stiano cambiando, credo che ciò che fino ad oggi è stato tramandato attraverso le parole, attraverso la carta, attraverso tutta una serie di segni ai quali siamo stati abituati per molto tempo, stiano semplicemente trasformandosi e che quindi le nostre fonti future saranno quelle iconografiche. C’è una bulimia di fonti, se vogliamo, in questo periodo e credo che la scommessa del futuro sarà quella di imparare a riconoscerle, imparare a tutelarle e a conservarle, imparare a trarne le stesse informazioni che fino ad oggi abbiamo tratto da quei documenti che per tanto tempo abbiamo conservato. Non sono preoccupata per il futuro, penso sia un momento di transizione e che sarà importante imparare a cavalcare questo momento piuttosto che lasciarsene sopraffare.

9. In ultimo vorrei chiederle quale consiglio si sente di dare a chi si sta da poco approcciando alla ricerca archivistica. Quali le possibili difficoltà e quali le soddisfazioni?
Le difficoltà sono sicuramente legate al momento storico. Sta cambiando tutto e i cambiamenti non riguardano solo il lavoro dell’archivista poichè tutti i lavori stanno subendo una mutazione profonda. Sarà importante porsi nei confronti del cambiamento in modo positivo, utilizzare le nuove tecnologie per gli scopi divulgativi che tanto bene ci aiutano a fare, utilizzare questi strumenti come mezzi e non come fini del nostro lavoro. Le soddisfazioni più grandi sono quelle di sentirsi sì vestali del sapere, ma non avendo come unico obiettivo quello della conservazione della nostra cultura, della nostra arte, ma facendosi promotori di sapienza, convinti esportatori di una conoscenza sempre più diffusa ma allo stesso tempo approfondita e mai noiosa, ma anzi piacevole e appassionata.

Arrivati al termine di questa illuminante chiacchierata rinnovo, insieme alla collega Miriam Carinci, i nostri ringraziamenti alla Dottoressa Claudia Palma per la disponibilità e la professionalità dimostrateci.

In ultimo non voglio lasciarvi senza prima consigliarvi un testo da leggere:
Rachele Ferrario (a cura di), Fare archivi fare mondi. Gli archivi d’arte contemporanea, Silvana Editoriale, Milano, 2014.

Di seguito il link alla pagina “Archivi” de La Galleria Nazionale.
Se invece non avete ancora letto lo scorso post dedicato alla divulgazione artistica in TV ecco il link.