Daniel Spoerri e i giardini d’artista. Un mondo incantato da scoprire

Conosci il giardino d’artista di Daniel Spoerri a Seggiano? Leggi il post per saperne di più!
(a cura di Miriam Carinci)

Perché l’uomo sente il bisogno di creare dei giardini?

Mentre lasciare un segno indelebile nella storia è il motivo principale per cui personaggi influenti hanno avviato la costruzione di monumenti ed edifici imponenti, l’origine di giardini e parchi può essere spesso rintracciata nella volontà dell’uomo di plasmare un mondo parallelo, in cui poter fuggire dall’opprimente realtà, dalla routine quotidiana: così è stato per i giardini pensili babilonesi, per gli horti romani, per l’hortus conclusus medioevale, per i giardini rinascimentali, fino ad arrivare ai giardini d’artista contemporanei.
Daniel Spoerri (Galati, Romania, 1930) è uno di quegli artisti contemporanei che si è relazionato e confrontato con la natura, dico uno perché sono in molti, soprattutto negli ultimi anni, ad aver intrapreso questa strada, seppur con esiti diversi. L’Italia ne è piena di esempi, tutt’ora ancora poco trattati e conosciuti, di personalità artistiche influenti che, secondo i propri gusti e il proprio estro, hanno inserito sculture, architetture e giochi d’acqua all’interno di luoghi incontaminati, rendendoli magici, incantati.

Repulsione/attrazione: il complesso rapporto di Daniel Spoerri verso la natura

Dopo anni passati nei fervidi circoli culturali europei delle grandi metropoli, è negli anni Novanta del secolo scorso che Daniel Spoerri, esponente del Nouveau Réalisme, comprende quanto per lui sia impossibile essere veramente libero senza prima fare i conti con il suo grande demone, la Terra. Il suo rapporto con la natura è tutt’altro che idilliaco, per lui “natura” significava tagliare l’erba del giardino della zia, esperienza di per sé poco stimolante e resa ancor più spiacevole dalla presenza di zanzare e insetti.
Un po’ per sfida e un po’ per amore della moglie Katharina Duwen, grande amante dell’’Italia e dei suoi paesaggi, Spoerri decide di affrontare coraggiosamente un ambiente che non conosce e che teme: fa un passo indietro, ha un’occasione per riavvicinarsi alla Natura e la coglie.
La visita di numerosi parchi, come quelli intorno a Roma, e di giardini europei (soprattutto quelli della Germania dell’Est e della Francia), si rivela di fondamentale importanza per l’ideazione del parco spoerriano. Ma un ruolo decisivo lo ricopre sicuramente Bomarzo, dove Spoerri si reca per la prima volta nel 1964: il Giardino dei mostri – così è ricordata la straordinaria e fiabesca creazione – manifesta, con le sue bizzarre e spesso mostruose sculture, celate in parte dalla florida vegetazione, un eccezionale connubio tra arte e natura.

Ma come è approdato un artista di fama internazionale come Spoerri in un piccolo comune del grossetano, in Toscana?

È Spoerri stesso a rivelare che è stato il racconto di un’amica riguardo una casa pendente simile a quella del Sacro Bosco di Bomarzo in vendita nella zona del Monte Amiata, vicino al piccolo paese di Seggiano, a spingerlo ad acquistare quella splendida tenuta di ben 16 ettari, ricordata da oltre duecento anni nelle vecchie mappe come “Il Paradiso” o “Il Giardino”, denominazioni che suggeriscono al visitatore di trovarsi in un giardino paradisiaco. Dal 1991 Spoerri inizia a creare il suo “Sacro Bosco”, inserisce nella natura le sue opere – la prima in assoluto è la Colonna del Ri-nascimento – quasi nascondendole, in modo da catapultare il visitatore in una terra incantata degna dei più surreali e bizzarri racconti di fantasia.
Nel 1997 Il Giardino di Daniel Spoerri apre al pubblico con 33 installazioni, poco meno di una decina realizzate dai colleghi di Spoerri, alcuni dei quali considerati compagni di vita, come Eva Aeppli che per prima, nel 1993, contribuisce con le sue teste di stoffa cucite e poi fuse in bronzo, ricollegabili all’astrologia e ai segni zodiacali, ad amplificare il carattere introspettivo che assume la visita del parco. Jean Tinguely, Roland Topor, Jesus Rafael Soto, Erik Dietman, Bernhard Luginbühl, Dieter Roth, Meret Oppenheim, Arman, Dani Karavan, Eva Aeppli, Esther Seidel, Patrick Steiner, Katharina Duwen, Paul Wiedmer e Olivier Estoppey sono solo quindici dei sessantatrè artisti che hanno contribuito alla crescita del Giardino, che ormai conta più di 110 opere.

daniel spoerri e la colonna del rinascimento

aeppli e 7 volti in bronzo su colonne di marmo (debolezze umane)

– Daniel Spoerri, Colonna del Ri-nascimento (opera n°1), 1991; dedicata alla città di Gibellina in Sicilia, distrutta dal terremoto (bronzo, cm 320×40×40).
– Eva Aeppli, Alcune debolezze umane (n°14), 1993-1994 (7 volti in bronzo su colonne di marmo).

HIC TERMINUS HAERET, un motto per il Giardino

Varcato l’ingresso si è immersi in un mondo che si avvicina ad una dimensione onirica più che reale, sensazione amplificata dalla scelta di Spoerri di saldare sulla parte alta del cancello d’ingresso l’iscrizione “HIC TERMINUS HAERET”. L’ambigua frase latina, trasposta in italiano come “Qui è la fine”, può essere interpretata in diversi modi: la parola “haeret” traducibile in “aderire”, è un termine che pone l’accento sul labile confine tra realtà e sogno, giorno e notte, vita e morte, un confine che deve rimanere unito, saldo, incollato. Il motto del giardino nasconde anche uno dei temi cari all’artista, fondato sul legame tra amore e morte, poiché “Hic terminus haeret” sono le parole pronunciate da una Didone sedotta e abbandonata da Enea, poco prima di maledire l’amato e togliersi la vita. La bella e la Bestia e Il diavolo e la donna impudica sono due coppie che ben esprimono questo tipo di relazione amorosa deviata: il maschio, inteso come presenza demoniaca, come mostro, osserva a distanza la femmina ignara, inconsapevole del pericolo che sta correndo; a dividerli il ruscello che impedisce alla Bestia di raggiungere l’oggetto la bella e il filo spinato che fa da giaciglio alla donna impudica e allo stesso tempo la protegge dal diavolo.

Daniel Spoerri e la bella e la bestiadaniel spoerri e il diavolo e la donna

– Daniel Spoerri, La Bella e la Bestia (opera n°19), 1996 (bronzo, due elementi: la Bestia cm 200×80×65; la Bella cm 40×25).
– Daniel Spoerri, Il diavolo e la donna impudica (opera n°20), 1997 (bronzo, pietre e filo spinato; Diavolo: cm 165×40; l’Impudica: cm 70×100).

La visita del Giardino come ricerca spirituale

La collocazione di sculture e strutture all’interno del Giardino non si basa su un progetto iniziale, anzi, tutto sta all’estro e alla sensibilità di Spoerri, sempre attento a non sovrastare l’ambiente naturale, cercando un equilibrio che esalti la bellezza delle opere e la loro capacità di suggestionare. Vorrei ricordare due creazioni esemplari da questo punto di vista: l’Ombelico del mondo – un muretto circolare in pietra sul quale posano nove crani di cavallo fusi in bronzo assieme a lunghi corni, a imitazione dei leggendari unicorni, situato sul punto più alto della collina, con vista su Seggiano –, e il Sentiero murato labirintiforme – un muro di pietre calpestabile, alto solo 50 centimetri, che ricompone un disegno simile a quello dei petroglifi preistorici.
Il visitatore, munito di mappa con la collocazione delle opere numerate, non subisce passivamente le creazioni artistiche come in un museo, ma deve desiderarle, volerle come se partecipasse a una caccia al tesoro dove si è gratificati da una ricompensa non materiale bensì spirituale. Ognuno è libero di scegliere se e quando fermarsi, tuttavia tali “scoperte” premiano gli “esploratori” nella misura in cui questi sono disposti a cercarle: alcune sono volutamente nascoste, celate dalla rigogliosa natura, in modo da ripagare gli sforzi di chi è intenzionato a continuare il viaggio. Si può pensare al Giardino come metafora dell’animo umano: più si è disposti ad andare a fondo senza fermarsi di fronte agli ostacoli, più se ne emerge rafforzati.

daniel spoerri e l'ombelico del mondo

daniel spoerri e il sentiero murato labirintiforme

-Daniel Spoerri, Unicorni / Ombelico del mondo / Omphalos (opera n°3), 1991 (9 elementi in bronzo, cm 280×90×50, ø m 9,30).
– Daniel Spoerri, Sentiero murato labirintiforme (opera n°36), 1996-1998 (pietra peperino murato, erba, area m 6×4, altezza muro cm 50).

Per concludere, cosa ha di particolare questo vero e proprio museo a cielo aperto?

Il Giardino è in continua crescita (il 2 aprile scorso è stata inaugurata un’installazione di Yoko Ono, la centoundicesima del parco), proprio come il suo creatore, per il quale si parla di una crescita non solo artistica ma soprattutto individuale, determinata dall’incessante ricerca di un centro, di una stabilità che, nonostante l’età avanzata, il maestro reputa di non aver ancora raggiunto. Ciò che Daniel Spoerri ha creato a Seggiano non è altro che un modo, a dir poco monumentale, per raccontare sé stesso; persino le opere degli artisti qui ospitati rivelano qualcosa su di lui, ognuna di esse è lì a simboleggiare l’importanza che i loro autori hanno avuto nella sua vita professionale o in quella affettiva. Il Giardino di Daniel Spoerri può essere considerato il riflesso dell’intera esistenza del suo creatore ed è proprio questo che lo rende differente dagli altri parchi d’artista, un’opera davvero unica nel suo genere.

se volete approfondire ecco alcuni consigli di lettura e riferimenti bibliografici:

P. Grimal, L’arte dei giardini, Ripostes, Salerno, 1993
P. D’Angelo (a cura di), Estetica della natura: bellezza naturale, paesaggio, arte ambientale, Laterza, Roma, 2003
A. Mazzanti (a cura di), Sentieri nell’arte: il contemporaneo nel paesaggio toscano, Regione Toscana Artout : Maschietto, Firenze, 2004
S. Frommel (a cura di), Bomarzo: il Sacro Bosco. Fortuna critica e documenti, GB Editoria, Roma, 2009

ed ovviamente il link al sito di Daniel Spoerri 

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