Salvator Rosa: artista intellettuale e dissidente

Chi era davvero Salvator Rosa?
Se non lo conoscete potete leggere questi 7 punti e scoprire qualcosa in più sulla sua figura e il suo stile

Salvator Rosa (Napoli, 1615 – Roma, 1673) è sicuramente da annoverare tra i maestri del Barocco italiano: un artista a tutto tondo, non fu solamente pittore ma anche poeta, incisore, attore, compositore e musicista, interessandosi non solo all’arte ma anche alla scienza, alla magia, all’alchimia e alla filosofia.

Salvator Rosa su Confronti d'arte in punti per scoprire vita e stile dell'artista

Salvator Rosa, Autoritratto, ca. 1647, oil on canvas, MET, NY (CC0)

INDICE
1 Salvator Rosa: nascita e personalità
2 Salvator Rosa e l’arte: quando si incontrano?
3 Salvator Rosa, Jusepe de Ribera (Xàtiva, 1591 – Napoli, 1652), Aniello Falcone (Napoli, 1600 o 1607 – Napoli, 1665), i Bamboccianti e il classicismo di Nicolas Poussin (Les Andelys, 1594 – Roma, 1665)
4 Salvator Rosa a Firenze
5 Salvator Rosa e l’Accademia dei Percossi
6 Salvator Rosa e l’amore per Lucrezia
7 Salvator Rosa, il ritorno a Roma e la morte

Salvator Rosa è un pittore di origine napoletana, nasce infatti nel 1615 nel quartiere napoletano Arenella, dall’agrimensore Vitantonio de Rosa e da Giulia Greco, proveniente da una famiglia in cui l’arte fa da protagonista: il padre e il fratello sono pittori.
Salvator Rosa dimostra sin da subito di essere un artista poliedrico, fiero e dissidente per riprendere l’espressione usata dallo storico dell’arte Luigi Salerno nel famoso saggio Il dissenso nella pittura. Intorno a Filippo Napoletano, Caroselli, Salvator Rosa e altri, pubblicato su “Storia dell’arte” nel 1970. Salvator Rosa, infatti, deve essere annoverato tra quella cerchia di artisti che con la loro arte, nella Roma di Urbano VIII (1623-44) e in quella di Innocenzo X (1644-55), si tengono ben lontani dall’arte barocca ufficiale, divenendo dei veri e propri pittori filosofi che con le loro opere offrono eccellenti esempi e riflessioni morali ed esistenziali (a Roma l’artista polemizzò anche con Gian Lorenzo Bernini (Napoli, 1598 – Roma, 1680), pupillo di Urbano VIII).

Salvator Rosa inizia a studiare alle scuole pie fondate da Giuseppe Calasanzio (permettevano ai giovani fanciulli, in particolare ai più poveri, di ricevere un istruzione). L’interesse più grande di Salvator Rosa, però, è la pittura a cui si avvicina ben presto grazie allo zio, Domenico Antonio Greco, e al cognato, marito della sorella minore, Francesco Fracanzano (Monopoli, 1612 – Napoli, 1656).

Nei primi anni 30 del Seicento Salvator Rosa entra nella bottega del Ribera (anche lo zio Fracanzano è un seguace dello stesso artista), che in quel periodo domina la scena artistica del napoletano, e successivamente in quella di Aniello Falcone, da cui è influenzato soprattutto nella realizzazione di scene di battaglia, che insieme ai paesaggi, costituiscono i generi in cui l’artista si diletta di più sin da subito. Lo stile iniziale dell’artista è influenzato da 3 fattori predominanti:

– dal naturalismo dell’arte napoletana di primo Seicento, per la quale aveva avuto un ruolo chiave Caravaggio (Milano, 1571 – Porto Ercole, 1610) che a Napoli, tra 1606 e 1607, aveva imposto la sua arte con la pala Le sette opere di Misericordia. Non è un caso che proprio Ribera, detto lo Spagnoletto, abbia ereditato il naturalismo drammatico e luministico del Caravaggio.

– Dalla pittura dei Bamboccianti, attivi a Roma, che Salvator Rosa può apprezzare quando, nel 1635, si reca per la prima volta nell’Urbe, protetto dal cardinal Francesco Maria Brancaccio (Canneto, 1592 – Roma, 1675) , vescovo di Viterbo (per lui realizza la pala con l’Incredulità di san Tommaso per la chiesa viterbese dell’Orazione e Morte). Il nome dato a questo gruppo di artisti deriva da quello che si può definire il capostipite, Pieter van Laer (Haarlem, 1599 circa – Haarlem, 1642), detto appunto il bamboccio per il suo aspetto deforme: un artista olandese che contribuì a corroborare l’arte avviata da Caravaggio, realizzando principalmente nature morte e scene di genere.

– Il classicismo di artisti ̶ protagonisti della scena romana ̶ come Nicolas Poussin e Pietro Testa (Lucca, 1612 – Roma, 1650), anche loro annoverati da Salerno tra i pittori del dissenso.

4 Nel 1641 Salvator Rosa viene invitato a Firenze dal cardinale Giovan Carlo de’ Medici (Firenze, 1611 – Villa di Castello, 1663). A questo periodo si ascrive un cambiamento nella sua arte, la natura diviene selvaggia, ricca di rovine e romantica, i toni diventano più scuri e le scene rappresentate visionarie, a volte orrifiche per la presenza di teschi, demoni, carcasse e dettagli macabri ma anche foriere di significati filosofici (si veda in particolare la filosofia stoica). Salvator Rosa continua a realizzare paesaggi e battaglie ma anche scene mitologiche e bibliche e diversi ritratti allegorici. Proprio a Firenze inizia il filone dei Capricci stregoneschi su commissione di alcune famiglie fiorentine, sensibili ai temi dell’occulto e del mistero (si veda ad esempio Sabba di streghe, post 1649), in cui Salvator Rosa dimostra una certa attenzione anche per composizioni fiamminghe e tedesche.

Salvator Rosa su Confronti d'arte in punti per scoprire vita e stile dell'artista

Salvator Rosa, Banditi su una costa rocciosa, 1655-’60, oil on canvas, MET, NY (CC0)

Salvator Rosa nel 1642, a Firenze, fonda nella sua abitazione, con l’amico filosofo, Giovan Battista Ricciardi (Pisa, 1623 – Pisa, 1686), e con il pittore Lorenzo Lippi (Firenze, 1606 – Firenze, 1665), l’Accademia dei Percossi: una sorta di associazione artistica in cui si organizzano spettacoli, recite poetiche e banchetti.

Intorno al 1640 Salvator Rosa conosce la donna che gli resta accanto fino alla morte: Lucrezia. I due si sposano solo 11 giorni prima della morte dell’artista, il 4 marzo 1673, tanto che Lucrezia rischia l’accusa di concubinaggio, avendo avuto dall’artista due figli: Rosalvo, nato nel 1641 e morto di peste ancora molto piccolo e Augusto, nato nel 1655.

Salvator Rosa su Confronti d'arte in punti per scoprire vita e stile dell'artista

Salvator Rosa su Confronti d'arte in punti per scoprire vita e stile dell'artista

– Salvator Rosa, Allegoria della Fortuna, ca. 1658 – 1659, Oil on canvas (digital image–> Getty’s open content program)
– Salvator Rosa, Il sogno di Enea, 1660-’65, oil on canvas,  MET, NY (CC0)

Nel 1650 Salvator Rosa è di ritorno a Roma e viene ammesso all’Accademia romana di San Luca. Da questo momento si dedica principalmente alla rappresentazione di scene religiose e classiche, senza mai tradire quello stile particolare che ormai è giunto a maturazione e che sarà molto apprezzato dai romantici dell’Ottocento (tanto che per la tendenza al pittoresco la sua arte è stata definita Protoromantica).
L’artista muore il 15 marzo 1673, a soli 57 anni e il figlio Augusto gli fa realizzare dallo scultore Bernardino Fioriti un busto marmoreo intento nella scrittura, poi collocato nel vestibolo circolare della Basilica romana di Santa Maria degli Angeli e dei Martiri, in piazza della Repubblica, dove l’artista è sepolto (sulla tomba si legge un’iscrizione latina che tradotta: “Dedicato a Salvator Rosa napoletano secondo a nessun pittore del suo tempo e ai poeti di ogni tempo, pari ai principi”).

Se volete approfondire potete utilizzare l’Art Dossier a cura di Marco Chiarini e ovviamente il citato saggio di Salerno del 1970, entrambi fonti a cui ho fatto riferimento per la redazione del post.

Come sempre se non avete letto lo scorso post, con l’intervista a Claudia Palma, direttrice dei Fondi storici e dell’Archivio bioiconografico de La Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma, ecco il link.