Joseph Cornell raccontato da Charles Simic

Charles Simic, Il cacciatore di immagini. L’arte di Joseph Cornell, trad. it. Arturo Cattaneo, Adelphi Edizioni, Milano, 2005. (Ed. orig. Dime-Store Alchemy. The Art of Joseph Cornell, 1992)

Joseph Cornell raccontato da Charles Simic

 

Un libro molto particolare diviso in due parti, una con i testi – in tutto 3 sezioni – del poeta statunitense di origine serba Charles Simic e l’altra con le immagini delle opere dell’artista americano Joseph Cornell (Nyack, 1903 – Flushing, 1972) a cui l’intero libricino di 124 pagine è dedicato. Gli appunti poetici, così mi piace definirli, di Simic, infatti, consentono di approcciare all’arte surrealista di Cornell, abolendo qualsiasi tipo di linearità narrativa apparente, in pieno accordo con il modus operandi dell’artista statunitense.

Ma chi era Joseph Cornell?
Un flậneur (un passeggiatore curioso) intento a girovagare a Lower Manhattan – dove svolgeva il suo lavoro di venditore porta a porta di tessuti – ricercando per le strade della città stimoli e visioni ma anche – ad esempio nei negozi dell’usato – strani oggetti da inserire nella sue opere: delle scatole principalmente in legno (Shadow Boxs) chiuse frontalmente da un vetro, assemblaggi di curiosità. Unire oggetti, ridandogli vita, creando tra loro nuove connessioni.
Su Cornell e sulla sua arte ci sarebbe ancora molto da dire ma iniziare con la lettura del libro di Simic costituisce, grazie al valore della scrittura del poeta, un primo passo esemplare per conoscerlo; all’interno del libro è presente anche una breve biografia di Cornell, ad aiutare il lettore nella scoperta di questo riservato artista surrealista, ancora troppo poco noto. Qui sotto invece voglio lasciarvi due brevissime citazioni dal libro di Simic, anche se la scelta è stata ardua:

«L’America è il luogo dove il Vecchio Mondo ha fatto naufragio. Il Pese è costellato di mercatini delle pulci e bancarelle improvvisate. Là c’è tutto quello che gli emigranti hanno portato nelle loro valigie e nei fagottini fin su queste sponde, e che i loro discendenti hanno buttato via con la spazzatura». (Simic, p. 42)

«L’arte non si crea, si trova. […]. Cose rinvenute, creazioni casuali, confezioni (articoli prodotti in serie che vengono promossi a oggetti d’arte) aboliscono la separazione tra arte e vita. La banalità è miracolosa se vista nel modo giusto, se riconosciuta». (Simic, pp. 44-45)

 

Se non avete letto l’ultimo post dedicato al Santuario Madre delle Grazie della Mentorella ecco il link: un itinerario tra storia, arte, natura e spiritualità a pochi km da Roma.

Serena Giordano e la quodianità dell’arte contemporanea

Cosa c’entra Duchamp con un dentista e Magritte con un tabaccaio? Scoprilo leggendo il post dedicato ai 12 racconti sull’arte contemporanea di Serena Giordano

Serena Giordano e il suo libro su 12 racconti di storia
Serena Giordano, Il dentista di Duchamp. 12 racconti sull’arte contemporanea, Il Melangolo, Genova, 2018

Inauguro la sezione Leggi con me del blog con un libro che mi ha divertito e incuriosito già dal titolo: Il dentista di Duchamp. 12 racconti sull’arte contemporanea di Serena Giordano edito nel 2018 da Il Melangolo. L’autrice – tra l’altro artista lei stessa – racconta dodici storie: storie di particolari incontri tra svariate figure professionali, da un dentista ad un tabaccaio, da un cameriere ad una suora, fino ad un agente della CIA , con alcuni noti artisti contemporanei come Magritte, Duchamp, Picasso, Pollock fino a Banksy…
Ho letto questo libro, di cui ho citato solo alcuni esempi, tutto d’un fiato; l’ho trovato scorrevole e tutte le storie – per ognuna delle quali Giordano cita la fonte a cui ha attinto – , dalle più divertenti alle più drammatiche, mi hanno catturato.
Non si tratta di storie da considerare veritiere ma, come scritto da Marcello Del Campo, di racconti in cui «vero e verosimile (se non falso)» si incontrano. Non credo che questo depotenzi il valore dei racconti anzi sono d’accordo con l’idea che incrementi la curiosità dei lettori, siano essi conoscitori d’arte o meno. Terminata la lettura si ha il desiderio di approfondire, magari a partire dalla biografia e dalle opere degli artisti o anche dalle fonti citate dall’autrice, e di cercare di capire quanto di vero quelle storie raccontano. Del resto anche le famose Vite di Vasari devono essere rilette alla luce di altra documentazione perché il vero e il verosimile si confondono tra loro, offrendo, però, numerosi indizi per scoprire la verità e stimolare la ricerca.
Tutte le storie sono tra l’altro narrate in prima persona, come se i diversi protagonisti stessero davvero raccontando al lettore-ascoltatore le loro dis/avventure ed in più l’autrice ha corredato la sua pubblicazione con delle brevi biografie degli artisti citati, così da orientare ancor meglio il lettore nella narrazione (utile soprattutto se non si conoscono alcuni degli artisti e si desiderano delle informazioni di base).
Sperando di avervi incuriosito, voglio concludere con quanto affermato da Del Campo nella postfazione, Contro il realismo biografico:

«La forma scelta per questo confronto critico è una narrazione che in parte si appoggia a fatti conosciuti e in parte a fatti ipotetici. In questo modo, il lettore è chiamato a rinunciare a ogni pigrizia. Sarà vero o no quello che qui si racconta? Il solo modo per rispondere alla domanda è indagare ulteriormente nella vita e nell’opera degli artisti»